ASSOCIAZIONE CULTURALE NEON

Teatro | Formazione | Edizioni

Direzione artistica
Piero Ristagno

Regia
Monica Felloni

Creatori e Interpreti
Monica Felloni, Emanuela Dei Pieri, Danilo Ferrari, Patrizia Fichera, Alfina Fresta, Stefania Licciardello, Angela Longo, Manuela Partanni

Movimenti coreografici
Manuela Partanni

Foto
Jessica Hauf

COMUNICAZIONE

Responsabile
Sofia Di Maria Santuccio

Comunicazione visiva
Maurizio Leonardi

Comunicazione media
Alessandro Sofia

SEGRETERIA ORGANIZZATIVA
Luca Di Prato

 

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1989: UN NEON ILLUMINA LA VIA

1989. Piero Ristagno e Monica Felloni, uniti nella vita e nelle passioni, dopo un lungo girovagare negli ambienti artistici e culturali di sperimentazione e ricerca degli anni ottanta, in Italia ed oltre i confini, scelgono Catania. È la Terra da arare, dove piantare le radici. Tempo di semina. La città siciliana è figlia della lava dell’Etna, amante dello Jonio che la bagna. Qui, dove ancora i massi scagliati da Polifemo sintetizzano secoli di storia e cultura, una luce bianca indica loro la via. È quella emanata dalla lampada a neon che illumina lo studio del notaio al quale si rivolgono. Così nasce l’Associazione Culturale Neon. Il nome è già teatro performativo, è già arte, è già quel che sarà. L’ispirazione è lo sguardo attirato dalla lampada, è un lampo, è la porta spalancata da un’improvvisa corrente di Scirocco.

IL PATTO DI PIERO E MONICA

Piero e Monica fanno un patto: lavorare 10 anni per conquistare 300 spettatori, 30 l’anno. 300 persone, 300 esseri umani, 300 parole date, 300 parole mantenute. Perché la parola è tutto. La parola data, la parola pensata, scritta, detta, non detta, ma comunque espressa, che sia sguardo, cenno o spasmo non importa. Dalla parola sgorga quel che poi si riversa sulla scena. La parola conosciuta, le parole dei testi originali. Tutto modellato per farne una voce chiara a tutti, l’elogio della comunicazione, la sacralità della comunicazione, che è degli umani, che ci rende umani. Perché Piero e Monica ogni parola hanno guardato con incanto e detto più o meno a bassa voce, ma mai a malincuore: non si può, forse non si deve, convincere nessuno della grandezza di vivere. Sono quasi tre, le decadi trascorse. Il terreno concede i frutti sperati. NeonTeatro cresce, diventa realtà consolidata, marchio di unicità.

RICONOSCIMENTI

Diversi i riconoscimenti, tra i quali, nel novembre del 2013, il Premio “Teatri delle diversità” condiviso con l’Associazione Nazionale Critici di Teatro. Al Salone internazionale del Libro di Torino 2014 è stato presentato il volume “NèonTeatro. La grandezza di vivere”. Il libro, interamente dedicato alla attività di Neon, è la prima uscita della Collana “Sentiero di(f)forme” (Edizioni Nuove Catarsi abbinata alla Rivista Europea “Catarsi-Teatri delle diversità”).

L'ATTIVITÀ ED IL SUO SPIRITO

Dal 1989 ad oggi l’associazione ha curato oltre cento laboratori di teatro, di espressione corporea, di scrittura poetica, aperti a chiunque voglia imparare, condividere, creare. 30 produzioni dall’esordio con Cori curreri fino ai recenti successi di Magnificat, Ciatu, Invasioni, Boxeurs. Tutte le forme espressive vengono sondate, plasmate, miscelate: danza, canto, recitazione, arti visive, mimica. Il corpo è lirica incarnata, segno responsabile. Responsabile di quel che si esprime. Il dramma convive con la commedia, la tragedia sublimata nell’ironia. La poetica, irrorata dalle frequentazioni con Calvino, Roversi, Fortini, Pasolini, Saramago, Whiltman, Tabucchi, Shakespeare, alimenta le opere della compagnia che fa della eterogeneità un corpo unico in movimento. Gli attori di NeonTeatro è come se ogni volta annunciassero di essere qui. Come una canzone d’amore. Come segni che intrecciano le cose della realtà per scoprire, modificare, rivelare il mistero. Che non c’è alcun mistero, se non l’accadere del fatto. Ogni cosa, tutte le cose sono già gravide di tutte le forme che appariranno.

DICONO DI NOI

  • “Tieni per te un pertugio di libertà”. Parole che vanno oltre il carisma, quelle di Roversi (1923/2012), poeta immenso e prolifico ma in misura raffinata e sorprendente. Quelle parole sono l’eredità straordinaria consegnata personalmente da Roversi a Piero Ristagno, poeta e regista, che con Monica Felloni, sua compagna di teatro e di vita, ha allargato quel “pertugio di libertà” a palcoscenico generoso e “diverso”, agorà e arena di intenzioni e invenzioni, incrocio di azioni e sentimenti. In due parole, La Compagnia NèonTeatro.

    La Sicilia
  • Esplodere di pianto per la troppa bellezza e commozione è un moto di vitalità che resuscita l’anima e rianima il cuore. Soprattutto in una contemporaneità in cui il battito emozionale rallenta quasi fino all’esaurimento, spegnendosi nell’indifferenza e nell’apatia. Carne e respiro. Respiro e carne. Anima, corpo e pensiero. Antidoti contro questa bradicardia esistenziale, che trova nel Teatro il luogo ideale per la cura. Un luogo dove spazio e tempo si espandono fino a fondersi, sfumando confini e soprattutto diversità.

    Il Corriere della Sera
  • In Ciatu “Corpo e anima non sono due entità, sono la persona”. Sugellano le parole del frate domenicano Giordano Bruno arso vivo sul rogo di Campo de’Fiori. Ciatu è un continuo intercalare di proiezioni sullo schermo e nelle emozioni. “Allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente”. (Genesi 2,7). Sul palcoscenico naturale di Taormina, la vita è respiro, un Ciatu lieve.

    la repubblica.it
  • Ne “Il coraggio è una cosa”, Danilo Ferrari, attore e autore di NeonTeatro, scrive della bellezza vissuta, del tempo che scorre, del rumore che scandisce le sue giornate, della gente che lo circonda, ma anche degli attacchi di depressione, dei “brutti pensieri” che talvolta fanno capolino, del senso di isolamento. Danilo però non è solo e permette di raggiungere il traguardo di una normalità che, a leggerla, ci dà contezza che l’unica patologia incurabile rimane il pregiudizio.

    IoDonna
  • Tra le cose più interessanti che possono accadere a chi si occupa con costanza di teatro c’è sicuramente la possibilità (e la gioia) di vedere concretamente e lucidamente come il linguaggio teatrale di un artista, o di un ensemble di artisti, si vada dispiegando, strutturando e chiarendo nel tempo, di spettacolo in spettacolo. E’ quanto viene realizzato da NeonTeatro.

    dramma.it
  • Per un’ora e quarantacinque minuti il pubblico ha potuto assistere a uno spettacolo unico, con azioni teatrali intrise di musica, danza, parole, in una sequenza appassionata e lieve che ha avuto al centro il genere umano nella sua varietà possibile. Grandi suggestioni ed emozione per la grande prestazione di tutti gli attori magistralmente diretti da Monica Felloni. Sul palco del Teatro antico di Taormina Magnificat è stata un’occasione preziosa per trasmettere l’arte della positività.

    Resapubblica
  • Taormina è un “Ciatu” di bellezza. Il teatro antico di Taormina è scenario di incomparabile fascino. Lo spettacolo andato in scena ieri sera che è la storia di un respiro, “Ciatu”, gli ha conferito una grande suggestione. La regia è di Monica Felloni, direttore artistico Piero Ristagno. Sul palco è un susseguirsi di quadri scenici densamente popolati da figure. Attori professionisti e meravigliosi innesti di diverse abilità.

    La Repubblica
  • Ciatu è la prima parola che si pronuncia all’apertura del sipario. Rivela il compimento di un atto universale e la necessità della relazione tra ogni essere vivente e ciò che lo circonda. Ciatu significa respiro ed è l’unico istinto che rende tutti simili, in ogni angolo dell’universo. Si chiama ciatu chi si ama in Sicilia, perché ciatu è sinonimo di qualcosa di vitale.

    Persinsala
  • Il gruppo di NeonTeatro evolve spettacolo dopo spettacolo. Sbalordisce con le scene sperimentali sempre più potenti. L’azione sul palco si riverbera sulla platea, senza distante o interruzioni.

    Teatri della Diversità
  • Il teatro mostra ciò che fino a un momento prima era nascosto agli occhi e rende possibile ciò che si pensava non potesse esserlo. È il prodigio dell’arte. È la scommessa del Neon Teatro di Catania.

    Teatro.it

TEATRO

Negli spettacoli di NEON l’attore si trasforma in artificio di sé facendosi agente di poesia, evento di se stesso. In tal modo scompare ogni possibile distinzione di genere tra i “diversi”, la differenza di ognuno diviene il fulcro del significato dell’opera. Sulla scena di NEON non ci si rappresenta, ci si inventa aprendosi alle proprie possibilità/altre. Il dispositivo dell’invenzione di sé viene realizzato dall’essere-insieme degli attori sulla scena. Ogni attore cede la propria identità per comparire come figura che tocca altre figure e così aprire un mondo ed inaugurare un’altra maniera di fare comunità. Ciò che avviene sulla scena stia accadendo in quel momento come un atto sorgivo che si fa parola o gesto.

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