Piece per spazi teatrali

Durata: 80 minuti senza intervallo

Produzione: NeonTeatro, 2015

Regia: Monica Felloni

Creatori: Monica Felloni, Manuela Partanni, Patrizia Fichera, Stefania Licciardello

Interpreti: Maria Stella Accolla, Roberta Aquilotti, Kevin Cariotti, Anna Cutore, Luca D’angelo, Emanuela Dei Pieri, Danilo Ferrari, Antonio Fichera, Alfina Fresta, Giovanni Gerace, Angela Longo, Enzo Malerba, Manuela Munafò, Emily Reitano, Dalila Ruggeri, Dorotea Samperi, Gaia Santuccio

Testi originali: Piero Ristagno, Danilo Ferrari, Federico Ristagno, Stefania Licciardello, Manuela Partanni, Chiara Tinnirello

Movimenti coreografici: Manuela Partanni

Video: Jessica Hauf

Costumi: Gaetano Impallomeni

Sarta: Grazia Prizzi

Allestimenti: Pippo D’Angelo

Direzione tecnica: Francesco Noè

Rassegna stampa

Esplodere di pianto per la troppa bellezza e commozione è un moto di vitalità che resuscita l’anima e rianima il cuore. […] Carne e respiro. Respiro e carne. Anima, corpo e pensiero. Antidoti contro questa bradicardia esistenziale, che trova nel Teatro il luogo ideale per la cura. Un luogo dove spazio e tempo si espandono fino a fondersi, sfumando confini e soprattutto diversità.
Corriere della sera

Ciatu è una pièce coinvolgente, in grado di emozionare nel profondo, con quelle che sono solitamente definite ‘diverse abilità’ degli attori in scena, trasformate in marcia in più, potente risorsa alla buona riuscita di un lavoro che mette insieme parola, danza e musica: nella trasfigurazione poetica della tortuosa biografia di Giordano Bruno.
Teatro.it

Magico. Ciatu è un respiro appena soffiato, ma dal primissimo istante ossigeno che si diffonde ovunque fra il pubblico, leggero e avvolgente, come la carezza che ti conforta, come l’abbraccio che ti riconcilia con te stesso, con l’ambiente che ti circonda, annientando i confini del teatro, della mente, delle convinzioni, di quel che si credeva di sapere, di quel che si credeva di essere.
La Sicilia

L’opera frantuma ogni superficialità, è multilingue, va oltre la diversità e se ne nutre. Gli attori vivono le differenze senza incorniciarle, non sentono dolore quando, sopra e sotto il palco, polverizzano gli stereotipi, con gentilezza e sobrietà. Monica Felloni e Piero Ristagno, direttore artistico, continuano con Ciatu la loro ricerca dell’essenza del teatro, lei mette in scena ogni scoperta in mille sfumature e lui traduce tutto in versi.
Persinsala

Grande successo e standing ovation per Ciatu, lo spettacolo della compagnia teatrale catanese Neon, andato in scena sabato sera nell’Auditorium comunale di Polistena (RC) nell’ambito del “Festival delle differenti abilità”.
I ragazzi della Neon hanno conquistato il pubblico del festival grazie all’intensa interpretazione dello spettacolo ispirato alla vita di Giordano Bruno, che ha dimostrato, ancora una volta, di non avere confini di comunicazione grazie all’intreccio di relazioni che, durante la performance, avvolge il pubblico e gli artisti e riesce nell’intento di far scambiare emozioni attraverso l’uso di diversi linguaggi.
Corriere del Sud

Un onore ospitare un capolavoro così come Ciatu – ha dichiarato Francesco Italia, l’assessore alle Politiche Culturali del Comune di Siracusa che ha voluto introdurre lo spettacolo – perché non è stupendo soltanto dal punto di vista prettamente artistico. […] Due date, due bagni di folla. La seconda replica è stata riservata agli studenti degli istituti scolastici. L’entusiasmo dei docenti e degli studenti ha confermato la volontà dell’Amministrazione comunale di riproporre Ciatu nelle scuole “Per il suo valore educativo e formativo”.
News Sicilia

Perché Ciatu è animato dal sacrificio del monaco filosofo. Risorge ancora una volta dalle ceneri del rogo al quale fu condannato dall’Inquisizione. Si incarna nel corpo, nelle parole, nella danza, nel canto, nei movimenti degli attori, ognuno bello come è, ognuno vero come è, ognuno Fenice che rinasce giorno dopo giorno, lotta dopo lotta. Respiro dopo respiro. […] A Siracusa, nel Teatro Comunale Massimo, dove lo scorso 26 dicembre è stato alzato nuovamente il sipario dopo 60 anni di oblio.
Sicilia&Donna

È NeonTeatro è andata in scena. Sul palco del Teatro Garibaldi di Enna la magia si è ripetuta. Rinnovata. Come il respiro, ogni istante nuovo, ogni volta come prima e diverso da prima. È la Meraviglia della Vita.
Live Sicilia

Neon Teatro

CIATU

regia di Monica Felloni

Giordano Bruno è vivo. È sul palco. Si muove
leggero lungo i corridoi della platea. Raggiunge
rapido le gallerie. È lì, vicino a te. E sorride.
Perché ci sei. Perché lo ascolti. Perché ti
emozioni. Perché comprendi. Perché il rogo ha
bruciato ha divorato l’involucro, ma non ha potuto
danneggiare lo spirito. Il Pensiero. Il Pensiero è
Fiato. È Ciatu. Giordano Bruno è vivo. È eterno.
È come il fiato. Necessario. Vitale. Se il Mondo
smette di respirare, muore. Il Pensiero è Fiato. E
non lo arresta la lingua inchiodata, il fuoco feroce.
Ormai È e Sarà. Finché si respira, Sarà.

“Ciatu, ciatu, ciatu. Ciatu miu. Ciatu do me cori. Ciatu da me vita”.

Si comincia così, le parole soffiate nel melodioso dialetto siciliano, nel silenzio inquieto, per poi muoversi nel silenzio imbarazzato, per poi inoltrarsi nel silenzio sempre più confidenziale, complice.

“Respiro, respiro, respiro. Respiro mio. Respiro del mio cuore. Respiro della mia vita”.

La conclusione è sempre un’esplosione liberatoria, una standing ovation che non è soltanto l’apoteosi della manifestazione di apprezzamento, non è soltanto l’applauso più bello.

È la catarsi.

Lo si legge sempre sui volti degli spettatori che assistono all’opera diretta da Monica Felloni, la regista di NeonTeatro. Lo dichiarano i corpi in piedi come crisalidi che si schiudono all’unisono, come se ognuno degli spettatori avesse preso un accordo precedentemente col suo vicino: al termine dello spettacolo ci alziamo,
anzi ci innalziamo, anzi nasciamo, rinasciamo, simili alla farfalle.

Ecco cos’è Ciatu: un atto di purificazione.

Lo dichiara il pubblico travolto da un entusiasmo imprevisto; travolto dalla conferma di quel che sapeva o di avere appreso quel che non sapeva.

Cioè di essere parte della scena, di essere così come quegli attori che hanno recitato, cantato, danzato, non hanno soltanto reso omaggio alla potenza della figura e del messaggio di Giordano Bruno, il monaco mandato al rogo dall’Inquisizione “Con la lingua inchiodata alla mordacchia”, denuncia la dolce voce di una delle giovani attrici, per offendere il suo bene più prezioso, la parola, il diritto al libero pensiero.

Con Ciatu Giordano Bruno risorge dal rogo a cui lo condannò l’ottusità dell’Inquisizione. Muovendo dal sacrificio del monaco filosofo in difesa della libertà di pensiero, della parola, del fiato che accomuna tutti gli esseri umani, la regista Monica Felloni permette agli spettatori di sondare il miracolo della vita, di sentire l’energia della realtà, manifestata per quel che è, senza ipocrisie, senza concessioni, cruda, vera, dolorosa e meravigliosa così come è.

La realtà che ti impone di fare quel per cui si viene al mondo: vivere. Con la danza, col canto, con la poesia, con le rughe, coi suoni, col battito degli occhi, gli attori di NeonTeatro svelano cos’è vivere dal primo all’ultimo respiro, all’ultimo ciatu.

Con quella diversità che la riflessione bruniana elegge a risorsa, a perno attorno a cui fare ruotare la società: senza il rispetto delle diversità non è ipotizzabile ordine sociale. Nell’epoca oscurata dall’Inquisizione, il monaco nolano sprigiona luce.

Perché, così come sintetizza Aldo Masullo, “La filosofia di Bruno, secondo cui ogni luogo dell’infinito universo è centro, e ogni uomo, in quanto vita di ragione, dunque libero, ha pari dignità con ogni altro, è la base speculativa dell’idea politica della democrazia. Tutti liberi in forza della ragione, che li caratterizza come uomini, gli individui sono costitutivamente comunicanti ossia, come scrive Bruno nello Spaccio della bestia trionfante, partecipi del «campo del Convitto, Concordia, Comunione».

Insomma l’umano è contrassegnato dalla non separatezza degl’individui, dalla loro relazione”.

Il canto della ragione di Bruno annulla le distanze, rende moderno un tempo antico, fa da ponte fra un tempo antico e quello moderno. Edifica col cemento e l’acciaio della parola la struttura di quelli che poi saranno definiti diritti umani. L’arte di Monica Felloni racconta la sensibilità geniale, innovativa con uno spettacolo che è celebrazione e cesello allo stesso tempo.

Ogni individuo è opera compiuta, unica; non importa come si è, ma quel che si è.

Esseri umani, sensi che danno un senso al tutto, capaci, se lo vogliono, di fare anche parte di una favola. Essere favola, che abbatte i concetti di spazio, di tempo.

Al di là anche della morte, del passaggio terreno, così come simboleggia uno dei momenti più toccanti, il video con un anziano ultracentenario. Non parla. Ma dice tutto col volto scavato, con lo sguardo ancora brillante.

Respirando. Per sempre.

Perché la vita non è struttura, è espressione. Ci si può esprimere in infiniti modi e non lo stabilisce l’idea che si ha del corpo, ma lo si fa con lo strumento che si ha a disposizione, col corpo che si ha a disposizione. Basta uno sguardo; basta un fremito. C’è un universo in uno sguardo, in un fremito. E Ciatu te lo fa respirare. E sei felice di farlo. Sei felice di respirare.